Il primo paziente il 20 febbraio, poi in pochi giorni l’esplosione della maxi-emergenza, la riorganizzazione del pronto soccorso, il ripensamento dell’intero ospedale per intensità di cura crescente, l’abbattimento delle barriere organizzative, professionisti di provenienza diversa che lavorano fianco a fianco. È il cosiddetto modello Lodi.